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Centola Palinuro

Centola e Palinuro, la natura del Cilento tra mare e collina

La cittadina di Centola, capoluogo del comune, si allunga panoramicamente sulle colline che sovrastano il mare, il paese e il porto della nota località di Capo Palinuro. L’abitato di Centola alle spalle del paese verso Foria, è circondato da meraviglie altrettanto degna di nota: la valle del fiume Mingardo, il massiccio e i boschi del Monte Bulgheria. Questi luoghi naturali, in gran parte intatti, sono limitati da due fiumi, i cui nomi evocano la secolare dominazione longobarda: il fiume Lambro e il fiume Mingardo, che segnano anche i confini del territorio comunale.

Nel territorio Centola l’ambiente naturale, i lidi sabbiosi di Palinuro, le vicine catene collinari e il massiccio del Bulgheria, richiamano la realtà geografica del Cilento. La simbiosi tra realtà abitativa e paesaggio agrario, nel capoluogo (Centola) e nelle frazioni (Palinuro, Foria, San Nicola, San Severino) presentano una forte caratterizzazione visiva ed emotiva. Gli ulivi, gli alberi di fichi e le vigne, per cui la stessa Centola era famosa nei secoli, ancora oggi si estendono dal mare fino alle colline e, coprendo il circondario comunale, creano un habitat agrario e naturale, impreziosito dalla profumatissima macchia mediterranea, che si rivela un significativo valore aggiunto al mare e alle spiagge.

Falesia della Molpa, Palinuro. Foto Beatrice Bigu
Falesia della Molpa, Palinuro. Foto Beatrice Bigu

Palinuro, nel mare del mito

baia del buon dormire
Baia del Buon Dormire

Circondata dal verde degli ulivi e dalla macchia mediterranea che, dalle colline di Centola, degrada verso il mare, ecco Palinuro. La nota località balneare prende il nome del nocchiero di Enea che, secondo la tradizione, perì nelle acque esposte ai venti della costa centolese. Durante la navigazione il sonno si impadronì del nocchiero che, caduto in mare e sballottato dalle onde per tre giorni, dopo aver raggiunta la riva, venne ucciso da membri ignari della popolazione locale. Da allora il luogo, come scrive Virgilio, manterrà per sempre il nome di Palinuro: “Aeternumque locus Palinuri nomen habebit” (Eneide, V, 815).

Oltre il mito, il centro parte del Comune di Centola è una perla del litorale cilentano. Il porto turistico e soprattutto la straordinaria costa ricca di insenature frastagliate, di spiagge, di incantevoli baie e grotte marine (Grotta Azzurra, del Ribalto, Calafetente, del Buon Dormire, delle Ossa), che all’interno presentano stalattiti, stalagmiti e pareti in cui si sono calcificati resti di ossa umane e di animali preistorici.

La più nota è la Grotta Azzurra. Vi si accede via mare ed è caratterizzata dal colore azzurro brillante delle acque, dovuto alla presenza di un sifone (della profondità di circa 20 metri) che permette l’irraggiamento della luce solare all’interno. La grotta era ben conosciuta già nell’Ottocento, come racconta il viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage, il quale, nell’aprile del 1828, la raggiunse dal porto e la descrisse chiamandola grotta degli “Stucchi”, che sarebbero stati ricavati dagli abitanti del posto scavando la roccia. Probabilmente il nome di grotta azzurra verrà, sul modello di quella di Capri, attribuito in seguito.

Oltre a questa grotta è nota agli studiosi quella di Calafetente, ove le infiltrazioni di vene d’acqua solfurea ha permesso la colonizzazione dell’ambiente chiuso da parte di solfobatteri. Un altro ambiente naturale di notevole capacità evocativa è rappresentato dalla spiaggia dell’Arco Naturale. Collocata alla foce del fiume Mingardo, in una bellissima insenatura, a cavallo tra due spiagge, questa appendice della montagna in cui è scavato un arco, si riflette nel mare, creando, soprattutto verso il tramonto, un luogo evocativo del mito. Non lontano, il caratteristico Scoglio del Coniglio, di fronte alla suggestiva e ricercata Cala del Buon Dormire.

Lungo le tre punte in cui si divide il promontorio di Capo Palinuro e lungo tutta la costa da Caprioli fino a Camerota e la Calabria si stagliano molte torri costiere, realizzate tra il 1550 ed il 1600, dal governo vicereale spagnolo. Questi punti di avvistamento rappresentavano una risposta immediata ai molteplici attacchi della pirateria musulmana, comandata da Khayr al-Dīn detto il Barbarossa e dai suoi successori.

Poco distante dal porto, si erge sul promontorio un fortino costruito in epoca murattiana, in cui sono ancora visibili le guide in pietra che dovevano permettere la rotazione dei cannoni collocati a difesa del porto stesso. Il luogo è raggiungibile facilmente tramite un comodo sentiero che raggiunge il fortino, da cui si gode una vista unica del versante di costa da Palinuro ad Ascea.

L’Antiquarium e il sito archeologico

antiquarium palinuro

Il sito archeologico di Palinuro ha restituito una copiosa documentazione archeologica, databile dal paleolitico e neolitico all’epoca classica ed ellenistica. Alcuni di questi reperti, curiosi e originali, sono visibili nel piccolo Antiquarium collocato in un parco a ridosso della località Ficocella. La gran parte dei reperti dell’Antiquarium, tra cui spiccano i vasi a vernice a nera, provengono dagli scavi, parziali e non sistematici, effettuati in località San Paolo già a partire dal 1928. Per info su ingresso: tel. 0974 930771.

La Primula di Palinuro

primula di palinuro e scoglio del coniglio
Primula di Palinuro e Scoglio del Coniglio, Palinuro. Foto Beatrice Bigu.

La Primula di Palinuro (Primula palinuri) è una pianta endemica di alcuni tratti del Tirreno meridionale; è il simbolo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in cui è più facile vederla e fotografarla. Considerata un paleoendemismo, cioè una specie endemica relitta, risalente almeno al quaternario antico, circa due milioni e mezzo di anni fa, la Primula di Palinuro è probabilmente l’unica superstite di una famiglia di primule, originariamente diffuse sulle montagne dell’Italia meridionale. Oggi è l’unica primula che, pur diffusa lungo crinali rocciosi, cresce in ambiente vicino al mare e non montano.

La Spiaggia delle Saline e il Giglio di Mare

Non solo la Primula. Un’altra specie rara di pianta, rintracciabile spesso lungo le spiagge di Palinuro è il Giglio di Mare, un fiore unico e protetto a cui sono legate storie e leggende. Una ragione in più per frequentare la Spiaggia delle Saline, l’arenile lungo oltre due km, dove nella stagione estiva, capita di imbattersi in distese di fiori bianchi profumatissimi: il giglio Pancrazio, o Giglio di Mare. Questa specie, come la Primula, va protetta e rappresenta un valore aggiunto alla flora unica del Cilento.

In giro per vicoli e chiese di Centola

Le fonti storiche fanno pensare alla nascita di Centola (da centum, centuria), già nel VI secolo, quando un manipolo di fuggiaschi dal sito di Molpa sul litorale si sarebbe spostato sulle vicine colline ai tempi dell’assedio di Belisario e delle Guerre Gotiche. Più certamente le origini dell’abitato rivanno all’epoca longobarda, almeno alla fine del IX secolo, età a cui risalirebbe il primo impianto del campanile che svetta nella suggestiva piazzetta del Rosario. L’attuale centro storico mostra ancora un impianto tardo-medievale, come si può osservare passeggiando nel quartiere alle spalle della piazza comunale, ricco di vicoli, slarghi, stradine infiorate, sottopassi e cantine.

E poi, gli edifici religiosi, su cui soffermarsi. La Chiesa parrocchiale di San Nicola di Mira, costruita a partire dal 1592 e aperta al culto il 15 agosto 1617. Avvenimento ricordato anche con una scritta incisa sul portale in pietra dell’ingresso, tuttora leggibile: “DOMUS MEA DOMUS ORATIONIS EST A.D. MDCXVII”. L’edificio, rimaneggiato nel XVIII secolo, essendo stato edificato su terreno franoso, ha subito vari ritocchi ed è stato restaurato completamente nel 2014. All’interno sono conservate statue di Santi e oggetti di culto che risalgono al XVIII e XIX secolo e testimoniano la devozione e la pietà popolare degli abitanti di Centola.

Un altro luogo di culto da visitare è il Convento dei Cappuccini. All’interno della Chiesa vi si può ammirare un complesso altare in legno tardo-seicentesco, sullo stile delle chiese francescane e cappuccine, ricco di statue e di effetti visivi. E per fare un salto nella memoria e nella tradizione dell’antico Cilento, vale la visita al Museo delle testimonianze e della memoria di Centola. Nelle sale c’è quanto ha caratterizzato la civiltà contadina, la vita sociale, la vita religiosa di una comunità del Cilento, sorta tra il mare e le colline. Che ha mantenuto intatto il proprio patrimonio socio-culturale fino al boom economico e che, tramite questi piccoli oggetti, cerca ancora oggi di non dimenticare.

Foria, viaggio tra ulivi e casali

Foria di Centola, Chiesa e campanile della Madonna delle Grazie
Foria di Centola, Chiesa e campanile della Madonna delle Grazie

Adagiato lungo i fianchi delle colline, troviamo il paese di Foria, una delle frazioni del Comune di Centola. È suddiviso in quattro agglomerati (casali) che delimitano la strada provinciale e le vie comunali che dal capoluogo conducono a San Severino. L’abitato del Casale di Sopra si stringe attorno a due piazzette e alla Chiesa della Madonna delle Grazie, risalente alla fine del Seicento e probabilmente ristrutturata nella metà del Settecento, visto che le ripetute visite pastorali la descrivono così come si presenta a noi allo stato attuale. Di particolare pregio risulta il campanile in pietra, restaurato di recente. Questo nuovo elemento architettonico fu edificato nel 1944, sul modello di antiche torri campanarie. Le pietre necessarie alla costruzione, ricavate dalla vicina montagna del Chiangone, vennero caricate dentro dei canestri che poi le giovani donne del paese portarono “‘mpisàte n’capo”, cioè in testa, alla chiesa. In questo modo lo sforzo comune degli abitanti contribuì alla costruzione del nuovo campanile.

Le prime notizie riguardanti l’abitato di Foria si possono ricavare dai censimenti del 1532, citati dal Giustiniani, in cui si attesta che il paese era costituito da 39 fuochi, cioè da 195 persone. Nel censimento del 1669 figurano 42 fuochi e 210 abitanti, che raddoppieranno circa un secolo dopo. I geografi del Settecento rilevano che il circondario di Foria era caratterizzato da uliveti, pascoli e seminativi, caratteristiche inalterate nel tempo, tanto che l’abitato è tuttora circondato quasi ovunque da ulivi secolari.

Lungo la provinciale che conduce alla frazione di San Severino si gode della vista del Monte Bulgheria, mentre scendendo lungo la collina si giunge al Casale di Mezzo, agglomerato di case e palazzi che, probabilmente, rappresentano la parte più antica dell’abitato. In alcune di queste vecchie case sono vissuti due insigni personaggi del luogo. Il Maestro Casimiro Imbriaco, pionere dell’istruzione pubblica, il quale aprendo nella sua casa, ancor prima della Legge Casati del 1864, una scuola elementare, permise a tutti i bambini in età scolare di accedere ad un discreto, per l’epoca, livello d’istruzione. Va inoltre ricordato il generale medico Pietro Imbriaco (1845-1918), figura di scienziato, chirurgo e patriota, che fu uno dei primi clinici italiani ad applicare l’indagine radiologica nell’ambito delle ferite da armi da fuoco.

La Sagra della Patata

Il paese di Foria è il teatro di una ormai storica manifestazione enogastronomica, originale nel novero degli eventi del genere, perché dedicata interamente a uno dei tuberi più amati e consumati. È la Sagra della Patata, che in genere si svolge il 12 e 13 agosto, in ogni caso a ridosso della metà del mese. Una festa di paese che riscuote notevole successo, sia per i piatti proposti, tutti a base di patate, sia per l’offerta di prodotti tipici di artigianato locale, sia per le proposte musicali che in genere rallegrano la manifestazione.

San Nicola, una finestra sui monti e sul mare

Chiesa e piazzetta di San Nicola a San Nicola di Centola
Chiesa e piazzetta di San Nicola a San Nicola di Centola

San Nicola è una delle frazioni del Comune di Centola, un altro degli antichi borghi del territorio. Vi si arriva da Palinuro o da Pisciotta, godendosi una magnifica vista della costa, o da Foria, tramite una via provinciale che attraversa la macchia mediterranea dei demani comunali e l’alveo del fiume Lambro. Se percorrerete questa strada potrete ammirare anche la corona di monti, che trova nel massiccio del Bulgheria e nel Santuario della Madonna del Monte Gelbison un continuo ed evidente punto di riferimento.

L’abitato di San Nicola, prima del 1800 si chiamava Villa San Nicola ed è probabile che le origini del paese possano risalire tra l’VIII e il X secolo. Sulla collina venne edificata una grancia, ovvero un piccolo cenobio italo-greco, intitolato al Santo di Mira, attorno al quale poi si riunirono famiglie di fittavoli e di dipendenti. L’ipotesi troverebbe conferma anche nella costituzione dei vicini paesi di San Mauro La Bruca, di San Nazario ed Eremiti, che traggono la loro origine da cenobi e lauree basiliane.

Attorno alla Chiesa madre (costruita intorno al 1592) andò poi organizzandosi quello che è stato chiamato paese vecchio, distinto dalla collocazione urbanistica del paese nuovo, sorto lungo la collina che affaccia sul golfo di Palinuro dopo la frana del 1963, che colpì l’originario abitato, determinandone l’abbandono. Una campana, di piccole dimensioni, contrassegnata da un’incisione raffigurante San Nicola, e recante la scritta Maria – Jesus A.D. 1695, conferma l’antichità di ciò che resta dell’edificio e la probabile datazione del campanile dalle belle forme barocche.

La Chiesa, in parte distrutta dalla frana, fino a metà del secolo scorso conservava sotto la volta di una cappella laterale lo stemma nobiliare dei principi Sanseverino. Testimonianza che fa presupporre che l’abitato e il circondario di San Nicola abbia fatto parte del novero dei vasti beni feudali di una delle famiglie più importanti del Regno di Napoli.

San Severino, il fascino del borgo fantasma

borgo medievale di san severino di centola 1

San Severino è terra di confine. Confine geografico, anzitutto, tra mare, fiume e montagna, ma anche storico, dato che qui molte vicende della storia medievale del Sud hanno trovato il proprio scenario. Il borgo antico, arroccato su uno sperone roccioso e ora abbandonato, rappresentava un castello di protezione della valle del fiume Mingardo ed era la porta che permetteva l’accesso ai ricchi paesi dell’ampia valle bagnata da questo fiume. Inoltre borgo e castello, a guardia delle gole impervie del fiume, rappresentavano un ostacolo, non facilmente aggirabile, contro i continui attacchi degli Almoravidi, pirati musulmani che venivano dal Nordafrica e dalla Spagna.

In queste gole perse la vita in un agguato il conte Guido di Policastro, fratello del principe Gisulfo, considerato da Amato di Montecassino, il più valente cavaliere del Ducato longobardo di Salerno e “luce di tutti i Longobardi”. La rocca e il borgo di San Severino mantennero un ruolo significativo fino alla Guerra del Vespro. Dopo questo periodo l’area perse il suo valore strategico e subì varie alienazioni da parte della Curia regia a favore di diverse famiglie feudali che se ne impossessarono. Negli anni che vanno dal 1532 al 1648, la popolazione del borgo, dato anche lo spazio ristretto, rimase stabile e contò 25 fuochi, circa 125 persone. Subì un crollo dopo le pestilenze di metà Seicento e gli abitanti si ridussero a 19 fuochi, circa 95 persone.

Il paese nuovo si è formato lungo la strada che porta all’attuale stazione ferroviaria. Il tratto di ferrovia, inaugurato nel 1888, ha rappresentato da sempre un importante luogo di scambio di merci e viaggiatori ed un odierno punto di collegamento con le città italiane del nord e del centro.

Si arriva al borgo vecchio a piedi. Le macchine sono bandite, si parcheggia lungo la strada e si cammina per oltre dieci minuti fino alle prime case semidiroccate, dove si dipanano strade, vicoli, salite, cantine, sottani o catuoi, come dicevano gli antichi abitanti. Il paese abbandonato sembra uno scenario ideale per Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, dove maghi, orchi, principesse, animali strani, fate e streghe si incontravano, o per una saga stile The Lord of the Rings.

Se si procede in direzione di Palinuro, la strada che costeggia il fiume Mingardo permette di intravedere un grande ponte in mattoni rossi. Questa costruzione risale al 1929 e reca ancora i fasci littori su varie arcate. Il posto di certo suggestivo, non a caso viene chiamato la Gola del Diavolo, si apre sulla Valle del Mingardo. Il ponte, importante perché garantiva le comunicazioni con la Calabria, fu oggetto di vari infruttuosi bombardamenti degli Angloamericani nel 1943-44. Oggi si può raggiungere la base dei pilastri parcheggiando l’auto in una piazzola di sosta posta nei pressi del ponte e scendendo lungo il greto del fiume.

Il presepe vivente a San Severino

Ogni anno, nei giorni che vanno da Natale e Capodanno tra le case e le strade pittoresche del borgo vecchio, viene ricreato da quasi duecento figuranti la realizzazione molto efficace e suggestiva di un presepe vivente. La finzione non si discosta molto dalla realtà, in quanto sono gli stessi abitanti del luogo, o del comune, a impersonificare i personaggi, a riproporre le attività e i mestieri di una comunità antica, e a mostrare gli usi alimentari di un paese preindustriale dell’area mediterranea. I volti e le espressioni degli abitanti, i gesti arcaici che ripropongono, la sapiente regia di chi organizza l’evento, rendono la ricostruzione molto credibile e il vento freddo che spira a dicembre nelle Gole del Mingardo collabora a creare l’immedesimazione necessaria per partecipare alla manifestazione.

Per Info:

Comune di Centola 0974 370711

Cosa fare e vedere a Centola – Palinuro

Le Grotte Marine
Centro storico di Centola
Baia del Buon Dormire, Spiaggia della Marinella e le altre spiagge
Borgo medievale di San Severino
Antiquarium - Museo Archeologico
Percorsi di trekking o in bici

Principali eventi a Centola – Palinuro

Palinuro Med (luglio)
Presepe vivente a San Severino di Centola (dicembre)
Festeggiamenti in onore di “Sant’Antonio del porto” a Palinuro (settembre)
``Un mare di eventi`` (settembre)
Palinuro Teatro Festival (agosto)
Sagra della patata a Foria di Centola (agosto)

Dove si trova Centola - Palinuro

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Studioso di storia della cultura e della mentalità del Seicento europeo. Bolognese con origini cilentane, è autore di numerosi volumi. Diversi sulla Storia dell’alimentazione, per Edizioni Atesa: Il Barocco in Tavola (2001), A Tavola con i Borbone (2002), Mangiar sano con la Dieta mediterranea: La cucina del Cilento (2004), Astinenza o gola (2006). Sulla Prima Guerra Mondiale ha curato le opere: Gli Italiani e la Grande Guerra, La Guerra sul Carso, Vol. I, (Atesa, 2009) e Gli Italiani e la Grande Guerra, La battaglia tra Brenta e Piave, Vol. II, (Atesa, 2010). Per Edizioni dell’Ippogrifo ha pubblicato: Attraverso il Cilento, il viaggio di C. T. Ramage, da Paestum a Policastro (2013) e la biografia: Armando Diaz, il generale e l'uomo (2018).

Commenti:

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    Tina scianni

    29 Luglio 2020

    Parabéns Raffaele!!!!!
    Foi ou não foi meu comentário?
    Perfeito o que vc disse sobre nossa terra e entornos.
    Saudades de um passado tão distante,mas tão presente.
    Bjo

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